[Guest Post] Razzismo (sessismo) e fondotinta

Ieri la mia amata S. di Drama & Makeup ha condiviso su Facebook il link di una pagina del sito Sephora piuttosto particolare (usiamo un eufemismo). Ho condiviso il link, e l’argomento ha colpito molto la mia amica Manju (al secolo Manuela Lino), con cui nel mio passato palermitano ho condiviso studi (e pensieri e riflessioni) che, per quel che mi riguarda, hanno cambiato radicalmente il mio modo di guardare il mondo (è la geografia, baby!). Questa noiosa premessa per presentarvi il post – tutt’altro che noioso – scritto interamente da Manju e che ho l’onore di ospitare su questo spazio che è sì frivolo, ma pur sempre gestito da una mezzageografa. Spero apprezzerete e magari condividerete le riflessioni che io sottoscrivo in toto.

Edit: qui trovate un post scritto da Drama&Makeup, che sulla propria pelle ha sperimentato il disagio che una strategia come quella di Sephora può provocare.

Razzismo (sessismo) e fondotinta

Sulla scia dei miei interrogativi sull’esistenza dei reparti “taglie forti” nei grandi magazzini (dubbi che sono riassumibili in: perché si dovrebbe pagare un prezzo per un paio di jeans taglia 48 e il doppio di quel prezzo per un paio di jeans taglia 50? perché sentiamo la necessità di dividere fisicamente gli spazi del negozio? cos’è, abbiamo paura che le taglia 50 possano ingurgitare le taglia 48? perché la linea “taglie forti” non è affatto forte da un punto di vista estetico? li disegna Moira Orfei i vestiti per le cicciottelle? perché le modelle delle taglie non forti sono tutte taglia 38 e quelle per le taglie forti spesso sono una 44 con molte tette? non riuscite a trovare una bella donna che entri nei vostri maxivestiti leopardati senza scollatura che mi ricordano tanto la tunica della prima comunione di mio fratello?), ecco che oggi scopro una nuova tassonomia sessista e razzista. Si chiama “bellezza etnica” ed è una voce del menù del sito di Sephora, che (per chi non lo sapesse) è una nota catena francese di profumerie, facilmente riconoscibile dal b/n optical nell’arredamento dei punti vendita (che è il motivo per cui i soggetti epilettici non dovrebbero mai e poi mai entrare in questi negozi). “Bellezza etnica” allude evidentemente ad una linea di cosmetici per il viso, che si differenzia dalle altre per le gradazioni di colore, che vanno da un caramello pallido ad un marrone molto scuro, linea che quindi è stata pensata come “specifica” per le pelli “etniche”, ossia, secondo chi ha inventato questa bella divisione, per le pelli non bianche, non caucasiche, non occidentali. Effettivamente, da frequentatrice non assidua dei negozi di cosmetici non mi ero mai posta il problema sull’esistenza o meno di un fondotinta abbastanza scuro da andare bene a una donna nera. È una mia pecca, me ne rendo conto, ma adesso che ci penso mi accorgo che non ho mai visto niente del genere. Non so se è un problema italiano, palermitano o magari una mia disattenzione, ma se così fosse, sarebbe una buona cosa che Sephora abbia introdotto delle gradazioni di colore diverse dalle solite. Tanto di cappello. Peccato si siano persi sulle strategie di vendita. Perché è chiaro che creare un’apposita voce nel menù è uno stratagemma commerciale, un modo per dire al mondo: “Hey! Noi siamo così avanti che facciamo i fondotinta di tutti i colori!”. Mi chiedo però cosa sia passato per la testa al genio che ha scelto quella locuzione. Perché “Bellezza etnica”? Perché non “bellezza esotica” a questo punto? Perché non chiamare in causa qualche bell’appellativo razzista più diretto, o qualche verso di canzone fascista? Che vuol dire etnico? Di quale etnia? (E qui vorrei aprire una parentesi per invitare i miei amici a smetterla di dire “etnico” per indicare il cibo di ristoranti cinesi, tailandesi, giapponesi, arabi, indiani e compagnia bella. Dite qualcos’altro, per favore).

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Credo che i gestori del sito di Sephora dovrebbero ripensare a questa cosa, a quale messaggio mandano, pubblicizzando i loro prodotti. Perché anche separare il fondotinta “01 – Vengo dalla luna” da quello “104 – Blacks do it better” è un messaggio, ed è un messaggio razzista e sessista. È ancora una volta il tentativo di dividerci in scompartimenti, in gruppi separati e contrapposti e renderci deboli. Felice sarà quel mondo nel quale accetterete che una donna non è una taglia, non è un colore, non è un’etnia, né un’età. Una donna è una donna.

Post scriptum: ho parlato di donne ma sono perfettamente cosciente che qualunque essere vivente possa voler comprare un rossetto o un vestitino, così come non è detto che una donna voglia necessariamente comprare un rossetto o un vestitino.

80 Comments
  • dramanmakeup
    Posted at 09:42h, 22 gennaio Rispondi

    grazie grazie grazie di aver scritto questo post. l’ho letto tutto d’un fiato prima di uscire ed ho annuito ad ogni parola.
    tornerò a commentare in maniera più utile appena tornerò a casa.

    • gliuppina
      Posted at 12:04h, 22 gennaio Rispondi

      : ) me felice

      • dramanmakeup
        Posted at 12:43h, 22 gennaio Rispondi

        Rieccomi qui. Questo post mi ha davvero emozionato, l’ho fatto leggere anche a mio padre che di fondotinta non se ne intende -se non per i lavaggi del cervello che gli faccio io ogni tanto- ma di razzismo si.
        Sono felice che ci sia qualcuno che non sia totalmente inconsapevole del mondo che lo circonda e che si renda conto che in italia non ci sono solo italiani, oltre al fatto che come giustamente diceva Lidal ci sono tante ragazze italiane che sono pure parecchio scure di me.

        • gliuppina
          Posted at 13:06h, 22 gennaio Rispondi

          (non trovo le parole per rispondere ma dico soltanto che sono io a emozionarmi, adesso)
          : )

  • Jane_D
    Posted at 09:46h, 22 gennaio Rispondi

    Concordo con ogni parola. Non avevo mai notato quella voce nel menu del sito Sephora (che frequento poco) e la scelta del nome mi sembra particolarmente infelice.

    • gliuppina
      Posted at 12:05h, 22 gennaio Rispondi

      per me è infelice anche il fatto che ci sia la sezione, aggravato ovviamente dal nome pessimo X__X

  • Selli
    Posted at 09:47h, 22 gennaio Rispondi

    Vi amo. Davvero.

  • cruezadema
    Posted at 10:03h, 22 gennaio Rispondi

    Questo post dovrebbero leggerlo tutti perchè pone l’attenzione su una questione importante e spesso sottovalutata: la discriminazione(sia essa razziale o sessuale). Condivido in toto e non penso ci sia altro da aggiungere,davvero.

    il termine “etnico” ormai viene usato per discriminare gentilmente tutte le cose che non fanno parte della nostra cultura ed è un pensiero triste partorito da una mente limitata. Questo “prendere le distanze” da tutte le cose diverse e nuove è inutile,assurdo e stupido. Dovremmo invece essere curiosi,informarci e rispettare le diversità. Dovremmo imparare a rispettare anche le donne e a farlo devono essere in primo luogo le donne(che spesso sono le prime che si auto-discriminano cercando di rientrare in determinati canoni imposti dal pirla di turno).

    • gliuppina
      Posted at 12:10h, 22 gennaio Rispondi

      Quoto tutto <3 Purtroppo la gente non si accorge nemmeno di queste discriminazioni. Spesso è solo chi le subisce sulla propria pelle a notarle, mentre dovremmo essere tutti sul chi va là, sigh.

      (pirla di turno LOL)

  • shoppingandreviews
    Posted at 10:24h, 22 gennaio Rispondi

    *Chapeau*

    L’ennesimo scivolone di Sephora. Non me n’ero accorta perché non uso mai il sito e credo di aver tolto il like alla pagina Facebook. Non è la prima volta che si rendono ridicoli, purtroppo.

    • gliuppina
      Posted at 12:12h, 22 gennaio Rispondi

      *grazie!*

      Io peraltro sono quasi sicura che se glielo facessimo notare non capirebbero nemmeno il problema. Non comprendono le questioni più elementari, figuriamoci un argomento delicato come questo : ( ma sono tentata di far loro presente la cosa.

  • Julia
    Posted at 10:24h, 22 gennaio Rispondi

    Annuisco anch’io, accodandomi ai predecessori e mi propongo come caso paradigmatico: ieri ho scoperto di essere una curvy; pare che il mondo della moda ora tolleri anche la mia 44, ma solo perché le bellezze morbide sanno essere autoironiche. Da che mondo è mondo, ciccia=simpatia. Dai, lo sanno tutti. E ora apprendo anche di essere una bellezza etnica, che per me vanno bene solo i fondotinta koreani.
    Ecco, dal mio nuovo status di bambola kokeshi sovrappeso vi saluto e vi stimo.

    • gliuppina
      Posted at 12:15h, 22 gennaio Rispondi

      (Rido tantissimo a immaginarti bambola kokeshi).

      Sì, la storia della “bellezza curvy” (se vogliamo fondere le parole di sephora a quelle della moda maledetta) è da spararsi. Allora la 36 che bellezza è? “skinny bitch”? non lo so, sto impazzendo, io a una 44 ci sono vicina (ah, i fianconi larghi) e mi sento tutt’altro che curvy, e tutt’altro che autoironica. Boh, che esplodano tutti.

  • lidalgirl
    Posted at 10:29h, 22 gennaio Rispondi

    che poi, in Italia, dove molte persone hanno una carnagione media e media-scura in quanto, hey, siamo un paese mediterraneo, la cosa fa un po’ ridere.
    anche perché a far fatica a trovare i fondotinta sono più le megacaucasiche pallide come me che neanche tutte le altre…

    comunque Sephora è pur sempre quella del trucco al semaforo, l’intelligenza da quelle parti si spreca. vorrei sapere chi gestisce il loro reparto marketing… e dire che fanno parte di LVMH, i soldi non mancano.

    • gliuppina
      Posted at 12:23h, 22 gennaio Rispondi

      Fa riderissimo! diamine, spaziamo dalla carnagione più chiara a quella più scura senza soluzione di continuità e stiamo a parlare di etnie. Del tipo che a Palermo esistono persone con gli occhi azzurri e i capelli rossi e persone che all’aeroporto vengono scambiate per talebani (razzismo is everywhere, olè), ma di che stiamo parlando? rimpiango gli arabo-normanni, quasi.

      ah, il trucco al semaforo. Ma loro alla comunicazione e marketing hanno sicuramente una capra belante, non ci sono spiegazioni.

      • lidalgirl
        Posted at 22:01h, 22 gennaio Rispondi

        Nella famiglia di mia madre son tutti con la pelle chiara o chiarissima e gli occhi pure. C’è pure un caso di albinismo in famiglia… E sono sicilianissimi.
        Mio nonno che invece era milanesissimo era il tipico bell’uomo italiano come gli attori del nostro cinema: capelli e occhi scuri, carnagione media…
        Vuol dire tutto un cazzo.

        E sì, una massa di deficienti proprio. Che va bene pensare alla rendicontazione e al fatturato, ma non fatturi se disaffezioni il cliente.
        (dopo due report e due piani di comunicazione strategica ho la conferma che quanto ho sempre pensato e intuito da me è giusto. viva me)

  • eclisse83
    Posted at 10:42h, 22 gennaio Rispondi

    Bravaaaaaa post bellissimo !!! Hahaa ma a me che sulla gamba di un pantaLone taglia 44 mi ci sta preciso un braccio mi faranno entrare da una porta secondaria nei negozi??? Solo una cosa.. Ma perchè deve essere proprio così scontato e conforme a norme sociali che solo le Donne debbano accedere a questi negozi di cosmetici?? Sempre più uomini, anche su you tube, sono assidui consumatori, forse addirittura più esigenti di noi… Comunque pollice su per ogni singola parola del tuo post…

    • gliuppina
      Posted at 12:25h, 22 gennaio Rispondi

      concordo, è verissimo che anche gli uomini ormai comprano cosmetici e anche questa è una cosa che i negozi devono assolutamente accettare e comunicare. Manju, che ha scritto il post, nel post scriptum dice proprio questo. Ma in un paese come il nostro quando vedremo cambiamenti di questo tipo? spero presto.

  • Chia La Vie En Cosmetiques
    Posted at 10:44h, 22 gennaio Rispondi

    Credo di non aver nient’altro di intelligente da aggiungere se non un gigantesco CHE AMAREZZA.

  • manju
    Posted at 11:19h, 22 gennaio Rispondi

    Grazie Ele per lo spazio che mi hai concesso, e grazie a tutte per aver commentato. Sono felice che vi sia piaciuto, e mi sento un po’ meglio, come dopo uno sfogo. Speriamo che si accorgano della caduta di stile e correggano quella cosa orribile. Bacini r’n’r!

    • gliuppina
      Posted at 12:26h, 22 gennaio Rispondi

      Ancora una volta sono io che ringrazio te!
      non ho molta fiducia in Sephora, ma bisognerebbe fare un tentativo e segnalare la cosa. Chissà.
      Cuori a iosa!

  • Alis
    Posted at 12:35h, 22 gennaio Rispondi

    Sono d’accordo… avevo già notato la sezione etnica tempo fa e ne ero rimasta abbastanza stupita… che poi anche per me difficile trovare un fondotinta giusto visto che ho il sottotono rosato… dove le mettiamo le svedesi eh, eh? perchè per noi rosate la sezione etnica non c’è? 😛

  • Alis
    Posted at 12:35h, 22 gennaio Rispondi

    Sono d’accordo… avevo già notato la sezione etnica tempo fa e ne ero rimasta abbastanza stupita… che poi anche per me difficile trovare un fondotinta giusto visto che ho il sottotono rosato… dove le mettiamo le svedesi eh, eh perchè per noi rosate la sezione etnica non c’è? 😛

    • gliuppina
      Posted at 12:41h, 22 gennaio Rispondi

      Appunto! moda e mondo cosmetico pensano di poterci ingabbiare nelle loro schematizzazioni pazze, che rabbia, così finiamo sempre per sentirci non adeguate. Grrrr.

  • laura palmer
    Posted at 13:54h, 22 gennaio Rispondi

    ultimamente Sephora sta facendo delle uscite veramente pessime.. ma cosa si fumano quando fanno ‘ste stupidate?!
    guarda, mi fanno veramente incazzare queste categorizzazioni, come se tutti dovessimo entrare in schemi predefiniti! bah..
    inoltre mi dispiace tantissimo per Drama&Makeup, ho letto anche il suo post e ci sono rimasta malissimo 🙁

    • gliuppina
      Posted at 14:43h, 22 gennaio Rispondi

      Esatto, ormai ci categorizzano ovunque, dagli abiti al trucco, roba da matti. E Sephora pensa di essere avanti con questa categoria, ne sono sicura! che rabbia.
      Drama ha espresso perfettamente un punto di vista purtroppo necessario, mi dispiace infinitamente per lei, spero però che possa aprire gli occhi a chi dice che io e Manju siamo esagerate (e ci sono, purtroppo).

  • Insane Bazar
    Posted at 14:12h, 22 gennaio Rispondi

    Sono stra d’accordo con te 😉

    Miss Piggy di insanebazar.com

  • tizy1289
    Posted at 14:47h, 22 gennaio Rispondi

    Bellissimo post, complimenti!
    Concordo in toto con quello che hai scritto. Ieri sera sono rimasta davvero di sale quando ho visto il link di Drama. Purtroppo la strategia di mercato di Sephora – e anche Kiko: tempo fa mi pare avesse lanciato dei fondotinta per le pelli asiatiche – rispecchia la realtà: ovvero, che la maggior parte delle persone, a mio avviso, etichetta chi ha la pelle del colore diverso dalla propria (o gay, o lesbiche o che dir si voglia, ma qui non c’entra) come “diversi”. Quindi, proprio perchè “diversi”, hanno bisogno di linee di make up a parte. Un atteggiamento molto segregazionista, mi ricorda tanto quando in America dividevano i posti sugli autobus per i bianchi da quelli dei neri. Mi domando: ma è davvero così difficile unire tutte le colorazioni? Chapeu sul fatto che sephora abbia proposto colorazioni molto scure per chi ha la pelle scura, però è il modo di presentarle che è sbagliato. Cosa ci voleva ad annunciare sul sito: “abbiamo aggiunto tot colorazioni ai nostri fondotinta”?
    Per la questione di vestiti no comment. A volte ho trovato dei 46 nelle taglie forti. Io sono bella pienotta, portando una 46-48, ma perchè mi devi far sentire una balena con le fantasie che mi proponi? Perchè devo vergognarmi come una ladra se mi avvicino al reparto taglie forti? Mah.

    • gliuppina
      Posted at 15:14h, 22 gennaio Rispondi

      Quoto ogni singola parola, Tizy, davvero.
      <3

  • The Sound of Beauty
    Posted at 15:19h, 22 gennaio Rispondi

    Non avrei saputo veramente esprimere il concetto in un modo migliore e quoto parola per parola.
    La nostra società non è nuova a episodi di abbrutimento dell’individualità; questo di Sephora volendo è ancora più grave, proprio per il suo sapore fortemente razzista. Ma che senso ha ad oggi dividere invece che unire?!

    • gliuppina
      Posted at 15:27h, 22 gennaio Rispondi

      La cosa che mi amareggia di più è che probabilmente loro non capiscono e non capiranno mai la portata razzista di questa categorizzazione. Ci direbbero che è fatto per orientare le clienti ESOTICHE che visitano il sito, perché pochi marchi fanno fondi scuri adatti alle loro pelli BIZZARRE.(Perdona il capslock ma ne sento il bisogno!). Per questo non so nemmeno se sia il caso di mandare loro una mail o linkare il post: temo che le loro menti non arriverebbero a comprendere, facendomi rimanere ancora peggio.
      <3

  • Blanche
    Posted at 15:39h, 22 gennaio Rispondi

    Bellissimo post.

    Quelli di Sephora è già da un po’ di tempo che si sono fatti uno shottino con il loro cervello. Tra l’altro anche io temo che non si renderebbero conto del problema nemmeno facendoglielo notare. Se però per caso decidessi di scrivergli o in qualche modo segnalare la cosa, facci sapere 🙂 (potremmo anche scrivere una mail di massa…)

    • gliuppina
      Posted at 16:50h, 22 gennaio Rispondi

      Esatto, è quello che penso anche io. Al momento ho scritto sulla loro pagina fb, ma il post firmato dalla mia pagina è finito nello spam. Quello scritto col mio nome è cognome è ancora lì, ma nessuno mi ha risposto 🙂

  • engineerette
    Posted at 16:06h, 22 gennaio Rispondi

    Posso lasciare un commento un po’ fuori dal coro? Posto che ultimamente detesto sephora con ogni fibra del mio essere, e quindi non ho nessun intento apologetico nei loro confronti ^^

    Per partire proprio dal tuo paragone con la ghettizzazione delle taglie oversize da parte dei (pochi) negozi che le vendono (e parlando come qualcuna che, purtroppo, veste proprio quel genere di taglie): dal punto di vista di chi ne ha davvero bisogno, e quindi non di chi ha quelle taglie di mezzo che si possono trovare in entrambi i reparti (46/48), la divisione è importante. Perché già il sapere che un negozio assortisce referenze in quel range di taglie è un sollievo psicologico (che si prova quando capita di dover fare il pellegrinaggio tra dodici negozi e non trovare nessuno che abbia nulla della tua taglia). E poi perché vai a colpo sicuro, sai che se sei nella zona ‘giusta’ e vedi qualcosa che ti piace c’è la concreta possibilità di trovare una taglia che vada bene. Ora, il discorso è molto più complesso di così, ma spero di essere riuscita a far passare il concetto.

    Tornando alla mossa di marketing della nostra detestatissima catena di profumerie, quello che loro hanno fatto è stato dare evidenza (in una voce specifica di un menù a tendina) al fatto che hanno, all’interno del loro range, delle referenze che corrispondono alle necessità di donne dalla pelle marcatamente più scura di quella italiana media – che, per quanto mediterranea, non sarà mai tendente all’ebano. Infatti se da li clicchi sul singolo prodotto vieni mandata alla pagina ‘generale’, la stessa a cui accedi da qualsiasi altra area del sito, non ad una pagina che racchiude solamente le variazioni più scure dei prodotti. Per fare un esempio concreto, il fondo hd mufe: la pagina a cui arrivi, sia che tu parta da ‘bellezza etnica’ che da ‘make up viso’, è sempre la stessa, che propone tutto il range di colori; non ci sono due pagine divise, una per le pelli caucasiche e l’altra per le pelli più scure.

    Era necessario quindi evidenziare nel menu la voce ‘bellezza etnica’? Secondo me si. Perché si tratta di estremi di colore che, di norma, nelle profumerie italiane non si trovano. E per questo non si può dare per scontato che siano in assortimento. Immagino che possa essere utile, per una persona che ha questa necessità, avere raccolti tutti i prodotti tra cui sa di poter trovare delle sfumature di colore che possono essere quelle cercate, senza dover scartabellare tra ogni fondo (per tornare sul prodotto più caratterizzato da questo problema) per capire se esistono referenze abbastanza scure. Allo stesso modo per cui a me fa piacere che in un negozio, fisico o online, sia chiaro che vengano trattate anche taglie superiori alla 48, così so di poter andare a cercare qualcosa che faccia al caso mio. Poi possiamo discutere per ore di quanto certe espressioni (bellezza etnica, taglie forti) possano essere sgradevoli e portino con sé un latente senso di razzismo, ma il concetto resta. Sarebbe utopisticamente bello che tutti i prodotti, di qualsiasi categoria, fossero disponibili su ogni range di taglia, di sfumatura, di lunghezza (non fatemi nemmeno iniziare con il dramma dei jeans per le fanciulle che, come me, sono più vicine all’1.80 che all’1.75 ^^), e così via, ma sappiamo benissimo che non è economicamente possibile da parte di chi produce e di chi vende offrire tutto questo assortimento. Per chi si allontana di molto dal ‘mezzo’, a volte cercare prodotti adatti alle proprie esigenze è frustrante, e ben vengano gli accorgimenti che ci fanno risparmiare tempo e sospiri.

    • gliuppina
      Posted at 17:03h, 22 gennaio Rispondi

      Dovrebbe rispondere Manju ma da brava padrona di casa faccio le sue veci.
      Capisco benissimo quello che dici, sui negozi per taglie forti mi rendo conto che al momento non si può fare altrimenti, perché l’industria della moda non ne vuole sapere di proporre i propri capi in TUTTE le taglie esistenti e finché questa cosa non cambierà l’unica soluzione sarà questa sorta di ghettizzazione che però – come dici – non ha solo lati negativi. Le mie sono utopie, me ne rendo conto. (Quanto costerebbe a H&M fare anche taglie più grandi? Forse troppo).

      Quanto al menu del sito Sephora, dici cose giustissime che ho segnalato pure io in alcuni discorsi fatti su facebook (e che giustamente qui non spuntano), ovvero che cliccando su quella sezione ci si ritrova nelle pagine di prodotti che hanno tutti i range di colori, non in sezioni ghettizzate. Benissimo. Ci mancherebbe altro, aggiungo! Quello che a me non piace e che critico aspramente è la scelta del termine, e in generale il modo di comunicarlo. Come ho scritto anche sulla pagina di Sephora Italia, trovo fantastico che vendano questo genere di fondi irreperibili normalmente (non credo che Chanel si degni di vendere a Palermo un fondotinta per una pelle ebano) e trovo sia giusto comunicarlo, farlo presente: ma non così. Scrivere “Ehy, qui abbiamo tutte le tonalità di fondotinta possibili!” e altre cose analoghe sarebbe stato comunque utile, senza cadere nella trappola dei termini “sbagliati”.

      Purtroppo o per fortuna dietro a queste fantomatiche bellezze etniche ci sono persone che possono sentirsi offese, o ancora una volta segregate, additate per la loro differenza: non penso che Sephora avesse intenti volutamente razzisti, ci mancherebbe, ma so che non ha prestato attenzione a un argomento delicato sentendosi altresì molto “avanti”.

      Per il resto il tuo discorso lo condivido e apprezzo molto una voce “fuori dal coro” sensata e razionale, spero di essermi spiegata senza risultare troppo noiosona, piuttosto!

      • engineerette
        Posted at 18:14h, 22 gennaio Rispondi

        si, direi che ci siamo capite benissimo! e ripeto che anche io condivido il fatto che lo pseudo politically correct ‘bellezza etnica’ è davvero sgradevole.

    • manju
      Posted at 17:25h, 22 gennaio Rispondi

      Grazie del tuo commento. Da frequentatrice (ex? mi sento ancora un pesce fuor d’acqua sia lì che qui) dei reparti taglie forti capisco perfettamente cosa vuoi dire, è chiaro, ed è anche molto razionale. Però rimane ingiusto. Ho passato intere notti della mia vita a leggere informazioni sui negozi che avevano linee di abbigliamento per le ragazze come me, e vorrei non farlo mai più. Forse è un’utopia, ma credo che basti che le catene di abbigliamento prendano atto che esistiamo, che siamo tante e che abbiamo dei gusti ancora molto lontani da quelli delle nostre nonne. Stessa cosa per sephora, basta segnalare in modi un po’ meno rudi che adesso hanno tutte le gradazioni di colore, senza tirare in ballo etnie e nazionalità. Abbiamo tutti i colori. Ne facciamo di tutti i colori. Glielo mando io ora il concept, così licenziano il sasso che gli scrive le cose.

      • engineerette
        Posted at 18:17h, 22 gennaio Rispondi

        sono d’accordo con la tua visione, più emotiva forse della mia (fin troppo razionale!). e sono sicura che, per come funziona oggi l’online marketing e l’analisi della reputazione, c’è la concreta possibilità che capiscano questo svarione e lo correggano.
        certo, dopo che ho visto ai saldi tester in vendita e prodotti di marche nominalmente non più assortite da quasi 3 anni, da sephora non mi vedranno più, ma in ogni caso… 😉

    • lidalgirl
      Posted at 00:29h, 25 gennaio Rispondi

      Io sono molto pallida. Nel senso che vengo puntualmente scambiata per tedesca o inglese, anche dagli stessi tedeschi e inglesi. E anche nei loro Paesi. Perché non c’è una sezione anche per me, che essendo diversa dalla media delle donne italiane faccio fatica a trovare prodotti per la base del viso? Perché io non posso essere considerata come “etnica” (non ho origini straniere, quantomeno non nelle generazioni immediatamente precedenti… fra gli antenati sicuramente) e chi è invece scura sì? E’ questo il punto, per Sephora etnico=non caucasico. Il che è denotante un atteggiamento eurocentrico, decisamente poco consono ad una società globale.

  • Svampi
    Posted at 16:14h, 22 gennaio Rispondi

    Grazie per aver scritto tutto questo, mi limiterò a dire che ho adorato ogni singola parola, perché ho già utilizzato tutta la mia rabbia inveendo contro questa ennesima cagata sephorosa sotto il post di Drama, rischierei di ripetermi e di farmi esplodere il fegato eheh 😀 solamente grazie, tutta questa faccenda mi sarebbe sfuggita, e invece è giusto che ci sia un passaparola, perché veramente questo comportamento di Sephora è l’ultima goccia. Sono veramente amareggiata (e vagamente incacchiata. ma giusto un pochino, eh. le signorine non si incacchiano.) e mi vergogno per loro. Quel che mi fa veramente pena è che loro l’hanno proprio presentata come una RIVOLUZIONE, uuuuh, cheffigo! Ma anche no. Sono contenta che abbiano aggiunto colorazioni (ed era decisamente ora) ma il modo in cui l’hanno gestito…mamma mia, nemmeno la vecchietta che vende carciofi dietro casa.

    • gliuppina
      Posted at 17:07h, 22 gennaio Rispondi

      Esatto, anche io sono contenta che abbiano prodotti nuovi e che lo comunichino, ma non mi pare questo il modo. Sono le piccole cose le più pericolose: se pubblicassero foto di Hitler sulla loro pagina avrebbero l’indignazione di tutti (e per fortuna), mentre una piccola faccenda come questa a volte non suscita nemmeno un “mh”.

  • Alquanto Inutile
    Posted at 10:43h, 23 gennaio Rispondi

    sulla sezione sephora scrivo a te quello che ho detto anche a Drama:

    trovo veramente imbecille la scelta di sephora, anche se loro potrebbero giustificare la cosa con la scusa di indirizzare chi utilizza fondi più scuri della media verso i fondotinta che producono tali tonalità. Ma a questo punto mi chiedo, se volevano veramente aiutare, perchè non lo abbiano fatto anche per chi come me ha il problema contrario, la pelle troppo chiara, e per lo stesso motivo non trova aziende che producano colori adatti…

    A me sinceramente se ci fosse una tale sezione potrebbe, da un certo punto di vista, risultarmi utile per capire su quale azienda orientarmi, ma chi dovrebbe arrogarsi il diritto di decidere se sono una bellezza asiatica o etnica o checazzovoglionoloro? La risposta è semplice: NESSUNO.
    Questioni filosofiche a parte, per farlo in maniera decente avrebbero dovuto creare 3 sezioni chiaro/medio/scuro e non dargli quel nome razzista…

    ma poi… ma che cazzo vuol dire bellezze etniche? -.-

    per quanto riguarda i vestiti, io porto la 46 ma spesso devo prendere la 48. trovo scandaloso e ridicolo che alcune marche non facciano manco la 48 che dovrebbe, dico dovrebbe, stare nel range di tutti i negozi! (e lo so per diretta esperienza)

    capisco che per segnalare la presenza di taglie grandi ci sia bisogno di aiutare chi le cerca a capire che si sono… però boh… chiamarlo taglie forti è così triste!

    • gliuppina
      Posted at 11:26h, 23 gennaio Rispondi

      D’accordo su tutto: trovo utile il fatto che Sephora volesse dare visibilità ai fondi scuri, ma non mi è piaciuto il modo, e soprattutto il termine…
      Sulle taglie è davvero assurdo che alcuni negozi non abbiano la 48, tra l’altro a volte esibendo una maleducazione rara (tipo dicendo alla cliente di turno “no qui non c’è niente per lei”). Insomma è un problema complesso che temo non si risolverà presto; confido in stilisti “illuminati” che possano cambiare le cose, un giorno.

  • darknessm
    Posted at 23:36h, 23 gennaio Rispondi

    Post bellissimo. Pone davvero l’accento su un argomento molto più vasto di quello che sembra, come anche quello delle taglie (nel negozio dove lavoravo tutte le taglie calzavano di più, se portavi una 44 dovevi prenderti una 42, e a volte mi sono trovata in difficoltà per cercare le parole giuste da dire alla cliente per non farla sentire a disagio se i modellisti non sanno fare le taglia)(ok la smetto mi rendo conto di non riuscire a fare discorsi sensati, comunque bell’articolo davvero)

    • gliuppina
      Posted at 03:25h, 24 gennaio Rispondi

      ti giuro che è un discorso sensato 🙂 grazie mille per i complimenti che giro a Manuela, sono felice che il post sia piaciuto 🙂

  • Paolo1984
    Posted at 15:00h, 24 gennaio Rispondi

    dividere gli abiti per taglie è normale dato che non tutti abbiamo la stessa…così come non tutti hanno la pelle dello stesso colore. Che poi gli abiti tagli forti dovrebbero essere più belli ok ed ok anche il fatto che forse sephora poteva scegliere un altro nome al posto di “bellezza etnica” (comunque faccio notare che usare semplicemente una parola come etnia non significa essere razzisti,)

  • Paolo1984
    Posted at 15:01h, 24 gennaio Rispondi

    dividere gli abiti per taglie è normale dato che non tutti abbiamo la stessa…così come non tutti hanno la pelle dello stesso colore o hanno bisogno dello stesso fondotinta. Che poi gli abiti tagli forti dovrebbero essere più belli ok ed ok anche il fatto che forse sephora poteva scegliere un altro nome al posto di “bellezza etnica” (comunque faccio notare che usare semplicemente una parola come etnia non significa essere razzisti,)

    • gliuppina
      Posted at 16:02h, 24 gennaio Rispondi

      Sulla definizione da manuale di etnia niente da dire, ma allora perché tra i fondotinta etnici non c’è anche il biancolatte? le donne con la carnagione bianchissima non fanno parte di nessuna etnia? e quelle con i colori olivastri mediterranei? il punto è fare una categoria, chiamarla bellezza etnica (che non vuol dire niente) e metterci solo i fondi scuri, operazione che a mio avviso divide, non unisce. Perché non segnalare diversamente la presenza di colori adatti a tutti? (non ho mai detto che dovremmo usare tutti lo stesso fondotinta 🙂 )

    • lidalgirl
      Posted at 00:20h, 25 gennaio Rispondi

      etnico diventa razzista quando lo associ ad una sola categoria umana (nel caso specifico, quello di chi ha la pelle scura, a prescindere dall’etnia vera e propria). così come “puttana” è misogino se lo associ a qualsiasi donna che viva in maniera libera la sua sessualità, eccetera. dicevo altrove che sarebbe bastato mettere fra le opzioni di scrematura “tonalità di pelle” e sarebbe risultato perfettamente corretto e anche decisamente non discriminatorio. Anche perché chi è di carnagione media o chiara non ha una sua sezione!

  • Grazia
    Posted at 01:04h, 25 gennaio Rispondi

    Sto cercando il fondotinta col colore “Blacks do it better” sul sito di Sephora, ma non riesco a trovarlo. Qualcuno mi da una mano, per favore? Bel post!

    • gliuppina
      Posted at 13:20h, 25 gennaio Rispondi

      : ) grazie (giro i complimenti all’autrice)

    • manju
      Posted at 22:20h, 25 gennaio Rispondi

      C’è un malinteso, quella lì è un’esagerazione, un’iperbole. Non esiste, ovviamente. Il discorso è sul razzismo che secondo noi si nasconde nella categoria “bellezza etnica”. (Stesso discorso vale per “vengo dalla luna”).

  • Piper
    Posted at 09:53h, 25 gennaio Rispondi

    Ma non c’è nessuna ragazza dalla tonalità più scura (potenziale cliente di quella linea) che possa commentare? Alla fine ci facciamo quattro chiacchere tra noi senza interpellare o sentire l’opinione dei diretti interessati!
    Anni fa parlando più o meno di questo con mia zia, mi diceva che le sue amiche africane usavano fondotinta di tonalità standard, perché l’importante era uniformare…
    Sulle taglie “forti” ribalterei proprio il concetto di taglia, trovare capi che vestano bene va al di là delle taglie, che sono comunque sempre un concetto “astratto”, problemi di vestibilità li può avere sia una taglia 38 che 44, nel senso ogni corpo è diverso per altezza larghezza volume ecc. I corpi reali vanno al di là del percentile, sia per l’abbigliamento che per le calzature, gli stessi problemi delle over 44 sono quelli delle under 36, non stiamo a dividerci pure noi in “partiti”!

    Tornando in tema, credo si tratti principalmente di una questione di marketing per darsi visibilità, ripeto dovremo sentire l’opinione delle dirette interessate ma ribaltando la questione il fatto di sentirsi chiamati direttamente in causa, invece che ignorati, potrebbe provare un senso di “dignità” (credo fosse questa l’intenzione del reparto marketing di Sephora).
    Sia ben chiaro, lungi da me prendere le loro difese visto che 1) oltre il mascara non vado; 2) se proprio devo acquistare prodotti di bellezza vado in erboristeria.

    • gliuppina
      Posted at 13:18h, 25 gennaio Rispondi

      Per me – senza offesa per nessuno, sia chiaro – non è fondamentale l’opinione di una ragazza che rientri nella categoria di “bellezza etnica” perché trovo offensiva la dicitura a prescindere dall’opinione che le clienti possano avere. È difficile per me spiegare questo concetto senza sembrare fuori dal mondo o maleducata o che: intendo dire che magari una ragazza africana non ci trova niente di male, ma questo non vuol dire che il concetto veicolato sia sbagliato. Lo ripeto anche qui: evidenziare sul sito che ci sono fondotinta adatti anche a pelli non caucasiche è un’ottima strategia, un servizio che si fa alle clienti, ma lo si poteva fare tranquillamente con altre parole, dividendo i fondi per tonalità (chiarissima, chiara, media, scura eccetera) o inserendo qua e là avvisi con su scritto robe del tipo “Abbiamo fondotinta di tutte le tonalità!” magari con foto di ragazze con la pelle dalla più chiara alla più scura, giusto per essere ancora più didascalici (che male non fa).

      Poi per me la diretta interessata è proprio la ragazza che ha sollevato la questione linkando sulla sua pagina il sito Sephora, Drama&Makeup: lei è l’esempio ancor più evidente di quanto sia sbagliata questa categorizzazione in quanto (nel suo post, che è linkato all’inizio di questo articolo) racconta di come lei non faccia parte di nessuna etnia in particolare, avendo padre anglo-indiano e madre italiana. (lo linko qui per comodità: http://www.dramanmakeup.com/2013/01/ethnic-beauty.html )

      Per lei trovare questa dicitura è stata una sofferenza, e per me questo tanto basta. Se ha fatto soffrire anche solo una ragazza lasciandone indifferenti centomila, è già abbastanza per me per capire che è una strategia di comunicazione che in un certo senso ha fallito.

      • Paolo1984
        Posted at 17:49h, 25 gennaio Rispondi

        va anche detto che trovare una strategia comunicativa che accontenti tutti è difficile comunque nel caso specifico, concordo che “Abbiamo fondotinta di tutte le tonalità!” sarebbe stato uno slogan appropriato

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