Viaggio a New York, Episodio II: divertirsi nella Grande Mela

Spero stiate apprezzando il titolo anni Novanta di questo post, che riassume un po’ delle cose divertenti che abbiamo fatto a New York e che non posso che consigliarvi, nel caso stiate progettando un viaggio lì. Se vi manca la prima parte, in cui parlo delle robe più culturali fatte a NY, cliccate qui.

Broadway (e How I Met Your Mother)

phantom

Prima di partire sapevamo già che saremmo andati a vedere un musical, anche se eravamo piuttosto indecisi su cosa. Andrea, con mio sommo stupore, nasconde nel suo armadio lo scheletro del fan di Andrew Lloyd Webber, per cui alla fine – convinti anche dai consigli del nostro amico Ruggero – abbiamo scelto Il Fantasma dell’Opera (preferisco non dirvi quanto abbiamo speso perché diamine!!11!!). Nonostante il mio scetticismo iniziale mi sono dovuta ricredere. La scenografia è spettacolare e le canzoni entrano in testa gettandovi in una spirale di tremenda dipendenza. Mi è piaciuto moltissimo e sto lottando per non riascoltare la colonna sonora per l’ennesima volta, rischio di diventare seriamente pazza. Da poco ho anche visto il film con Gerard Butler che è l’apice del trash contemporaneo, e nonostante ciò il mio amore per questo musical non è scemato.

tacuba

Dopo lo spettacolo a Broadway abbiamo mangiato da Tacuba (802 9th Avenue, a Hell’s Kitchen), un ristorante messicano giga-buono ma molto caro (eccheddiamine2!). I tacos sono commoventi ma microscopici (non scherzo). Dopo cena abbiamo fatto una puntata al pub che ha ispirato il MacLaren’s di How I Met Your Mother, serie tv del mio Quore (con la q): si chiama McGee’s e onestamente non ve lo consiglio. Non c’entra una mazza ed è anche un po’ squallido.

mcgees

Dovevamo capirlo dall’insegna, ecco.

Brooklyn e un po’ di sano pop-punk

Un altro evento musicale decisamente diverso al quale ho trascinato Andrea e Laura è stato il concerto dei Blink 182 al Barclay’s Arena, struttura immensa e bellissima che si trova a Brooklyn. Prima del concerto abbiamo approfittato per gironzolare per il quartiere, e anche in questa occasione abbiamo mangiato messicano (Gallito’s Kitchen, 140 Montague Street), ma non è stata un’esperienza memorabile, seppur più economica.

Posa plastica

Foto di Andrea

Il concerto, invece, ci è piaciuto moltissimo: i Blink fanno parte della nostra adolescenza, non sono di certo il nostro (o mio) gruppo preferito, però sono bravi e divertenti, anche senza Tom DeLonge, sostituito dal mio amato Matt Skiba, (ex) frontman degli Alkaline Trio. Anche se sugli spalti eravamo circondati da adolescenti e giovani ventenni abbiamo sfoggiato la nostra vecchiaia con nonchalance.

blink182

Ah, quanta ribellione!111! Fuck!!1

Dopo siamo stati a Williamsburg da Barcade (388 Union Ave, Brooklyn), un pub con videogiochi vintage – Arcade, per l’appunto – dove però non ci hanno servito da bere perché non avevamo il passaporto ma la semplice patente, spesso non accettata nei bar come ID valido (come se qualcuno di noi potesse dimostrare meno di 21 anni, c’mon!). A niente sono valse le nostre preghiere, né aver rivelato alla barista che fosse il compleanno di Andrea (era appena passata la mezzanotte). Seguono “buuuhh” di disapprovazione (vedi foto). Da provare, però, il videogioco delle Tartarughe Ninja (fino a 4 giocatori, inutile dirlo).

BUUUU

Io ero davvero adirata perché stavo morendo di sete. La barista dopo averci negato una birra, anziché chiederci se desideravamo bere qualcosa di analcolico ci ha lasciati là come dei minchioni.

Cocktail con vista e hamburger segreti

Il compleanno di Andrea è proprio uno dei motivi dietro a questo viaggio: anche lui è stato affetto dalla disgrazia di compiere trent’anni. Per celebrare il traguardo ci siamo concessi una serata al Top of the Standard, il bar dello Standard Hotel.

Prima, però, siamo saliti sul rooftop, un ambiente gggiovane, estivo e divertente, dove – su un tappeto di erba sintetica – newyorkesi usciti dal lavoro e turisti minchioni come noi bevevano con disinvoltura cocktail economici, a soli 14 dollari, godendosi il tramonto.

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Tramontato il sole sul panorama mozzafiato (termine kitsch come pochi), siamo scesi per bere qualcosa al bar vero e proprioLì per entrare devi avere una prenotazione o essere davvero molto presentabile. Le ragazze che gestiscono la cosa sono vestite come delle vestali greche (termine che ho rubato al mio amico Toti e che rende perfettamente l’idea) e vi squadreranno per bene perché non sono ammesse – almeno in teoria – scarpe da ginnastica e abiti sciatti.

(Inutile dirvi in che stato di paranoia ci trovassimo prima di entrare).

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Il bar sembra uscito da un film: c’è un pianoforte bellissimo, le vetrate danno sull’Empire State Building e i camerieri indossano uniformi candide. Qui i cocktail costano qualcosina in più, un anonimo Moscow Mule con dello zenzero candito viaggia (?) intorno ai 18 dollari, provate a immaginare quanto costi un cocktail Martini (oppure chiedetelo ad Andrea, ha offerto lui).

Da segnalare la vista dal bagno: un’intera parete è completamente trasparente e mostra l’Empire ancora più da vicino in tutta la sua bellezza. Per fortuna una retina nasconde un po’ la vista dalla cintola in giù, giusto per evitare che la gente dagli elicotteri vi fotografi mentre fate la pipì (true story). (Qui la vista dal bagno degli uomini)

Per riprenderci dalla sbornia più esosa della nostra vita abbiamo cenato da Burger Joint (Le Parker Meridien New York, 119 W 56th St). Un fast food nascosto da una tenda (proprio quella della foto sotto) dentro un hotel lussuoso: what? Ci è stato consigliato praticamente da chiunque e non è male, immagino sia frequentato per lo più da turisti ma l’idea è molto carina.

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Il Ponte di Brooklyn e l’inizio della dipendenza da limonata

Se fossimo persone sane di mente, non saremmo mai andati sul ponte di Brooklyn a mezzogiorno in un torrido giorno di agosto. Ma così non è stato: abbiamo attraversato il Ponte con un sole pazzesco che ci ha fatto ustionare e maledire diverse divinità sumere contemporaneamente.

Ciao, la turista in foto sono io. Foto di Andrea, again.

Fortunatamente dall’altra parte c’era un tesoro: proprio come la pentola d’oro delle leggende irlandesi, noi abbiamo trovato la soluzione a tutti i mali della vita. La limonata. Non una qualunque, ma la più buona di tutto il viaggio: la Lizzmonade. Un consiglio che mi ha dato Elisa (la sua guida la trovate qui) che ci ha svoltato la giornata.

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Oh boy che foto brutta. Sorry.

Dopo aver gironzolato nel Parco e molestato uno scoiattolo, abbiamo pranzato da Shake Shack – un altro fast food molto buono consigliatoci da TUTTY. Come suggerito da Elisa ho provato la Fifty Fifty (metà tè freddo e metà limonata) e credo che andrò a piangere perché ne vorrei un litro proprio adesso.

Allo Yankee Stadium per Andrea Pirlo

La scoperta della limonata è stata determinante: l’ho bevuta in ogni dove mandando all’aria mesi di dieta, ma soprattutto mi ha dato sostegno e freschezza durante la partita dei New York Football Club contro i Los Angeles Galaxy allo Yankee Stadium (potevo perdere l’occasione di vedere Pirlo giocare?). Rimpiango molto quei momenti di limonosa felicità. Faceva un caldo inenarrabile e dopo un illusoria ombra iniziale un sole potentissimo ci ha arrostito per bene: come può venire in mente a qualcuno di giocare ad agosto alle tre del pomeriggio?

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Tipica turista fuori forma in posa. Foto di Andrea.

Se vi piace lo sport vi consiglio vivamente di andare a vedere una partita (una qualsiasi di qualunque sport) perché è una gran bella esperienza. Certo, a calcio le squadre americane sono fortemente imbarazzanti, i tifosi urlano “CHICKEN BUCKET” e le birre da mezzo litro in lattina costano 14 dollari, però è tutto stupendo lo stesso.

I ❤️Coney Island

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Dopo una settimana di caldo torrido cittadino, mettermi le infradito e un costume a Coney Island mi è sembrato un sogno. Per non parlare dei piedi a mollo nell’Oceano! Anche se non abbiamo propriamente passato una giornata al mare – troppi souvenir da comprare e cibo da mangiare – è stata comunque una gran bella mattinata. Peccato non averla vista di sera, credo di poterlo annoverare tra gli epic fail del viaggio.

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A parte ciò, tutto mi è sembrato stupendo. Le giostre, i bar, i ragazzi che si tuffano spericolatamente dal pontile, cose che probabilmente il mondo già conosce di Coney Island e che mi hanno tenuto con gli occhi a cuore per tutto il tempo. L’unica nota dolente è stato l’hot dog di Nathanil più famoso al mondo: mi ha discretamente deluso.

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Anche questa è di Andrea.

Se andate a New York ritagliatevi anche solo mezza giornata per andarci, secondo me non ve ne pentirete. Le mie foto non rendono minimamente l’atmosfera che si respira!

Va bene, smetto di blaterare. Se siete arrivati fin qui siete i miei eroi, a voi i miei bacini rosa.

3 Comments
  • The Fashion Cat
    Posted at 17:55h, 16 settembre Rispondi

    Ma che bello! Già volevo andarci, adesso ancora di piùùù!!
    Ottimo post comunque 🙂

    • gliuppina
      Posted at 18:04h, 16 settembre Rispondi

      Grazie mille Manu 🙂

  • S.
    Posted at 11:55h, 24 settembre Rispondi

    Pensavo di aver commentato questo post ma no, che fail.
    In compenso l’ho letto già innumerevoli volte e niente, ho voglia di andare a New York.
    Le foto sono stupende, davvero.
    Cià

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