Un rossetto, due risultati completamente diversi – Lolita di Kat Von D

La prima volta che ho indossato il famigerato rossetto liquido (Everlasting Liquid Lipstick) Lolita di Kat Von D, mi sono sentita catapultare in modo preoccupante negli anni Novanta. E non esattamente a Beverly Hills 90210, ma in quella Palermo un po’ trash che ha sempre amato truccarsi e che non l’ha mai fatto con un gusto sopraffino. (Ehy, nessun palermitano si senta offeso, fossi stata in età da trucco negli anni Novanta chissà cosa avrei combinato).

Beh, sì, per farla breve mi sono vista di un tamarro e di un volgare che ho rinunciato per mesi a riprendere in mano quel colore. Per la cronaca, stiamo parlando di un nude con una base rosa spento che tende al marroncino (dipende molto dal colore delle labbra di base).

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Ecco il famigerato Lolita.

Tempo dopo, qualcosa è cambiato: tra l’applicazione e l’abbinamento, i fattori che possono mutare letteralmente la resa di un rossetto non sono pochi. Ho sempre pensato che alla base del timore per il rossetto da parte delle persone poco esperte di trucco ci sia proprio un’errata applicazione.

Con pochi accorgimenti Lolita è diventato uno dei miei rossetti liquidi preferiti, un colore versatile e dalla doppia veste: nuance naturale e discreta di giorno, colore tamarrone ma con un suo perché di sera. Dottor Jekyll e Mister Hyde. Hulk e Bruce Banner. Loki e Tom Hiddleston. Ci siamo capiti.

Una sola, sottile passata

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Da questa foto con occhi pazzi (pregate insieme a me che il dottor Paolo non faccia dei meme con questo faccione) sembra quasi (quasi!) che io non abbia il rossetto, ma dal vivo – vi assicuro – si vede molto bene.
(Se volete rinfrescarvi la memoria, senza rossetto sono così).

Per ottenere questo risultato ho steso uno strato molto sottile di prodotto, aiutandomi semplicemente con un dito. Lo so, non è elegante né bello immaginare di stendere un rossetto con le proprie manacce, ma funziona. Sul contorno labbra ho precedentemente passato una matita trasparente cerosa di Urban Decay per evitare che il prodotto si insinuasse malvagiamente nelle pieghette: il risultato è più naturale rispetto a una matita colorata ma soprattutto meno “formale”, non so se mi spiego.

Colore pieno

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No, non sono riuscita a fare un’espressione meno disgustata, non chiedetemi perché. Eww.

Beh, che dire: non mi sento molto a mio agio con il colore così pieno (sono un paio di passate) messo anche leggermente fuori dal mio contorno labbra, ma volevo che vi rendeste conto della differenza abissale che c’è tra le due diverse modalità di applicazione.

Anche qui ho usato la matita cerosa trasparente: i rossetti liquidi di Kat spesso non hanno bisogno di matite colorate perché con la loro texture riescono a farne le veci (parlo come un registro scolastico anni Ottanta). Detto in parole più semplici, stendendo questo rossetto con il suo applicatore il bordo sarà piuttosto netto e preciso (se avete una mano ferma).

Il contorno “netto” è proprio una di quelle cose che amo meno dei rossetti, su di me: forse è per via della forma delle mie labbra, piuttosto carnose di per sé, o forse perché semplicemente preferisco un effetto che dia meno nell’occhio – non lo so, ma sono convinta che sia un fattore che spesso scoraggia chi decide di provare un rossetto pur non essendo abituato.

La morale della favola

Ad ogni modo, la morale di questo post piuttosto inutile è che quasi ogni rossetto ha due facce, due modalità di applicazione: una più tenue, tamponata (magari con una velina!), un’altra più intesa e strutturata. Sperimentare queste modalità è un ottimo modo per cominciare a portare i colori sulle labbra se non siete abituati/e e volete fare questo passo.

Io Lolita lo porto in entrambe le maniere, anche se solitamente evito di uscire dai bordi quando faccio più passate: l’effetto mi invecchia un po’ e non mi piace tanto, vedo solo una gigantesca bocca molto creepy e ciò non mi allieta per niente.

Comunque è un rossetto davvero bellissimo, molto opaco ma per nulla secco (ha una texture sottile eccezionale), discretamente resistente e versatile. Ormai lo trovate tranquillamente da Sephora (19,90 €), dopo anni di acquisti commissionati ai nostri amici in viaggio negli States.

Spero che questo post scemo possa essere stato utile, fatemi sapere se anche voi usate questo doppio “modo” di applicare il rossetto o se vi sembra solo una inutile boiata.

Bacini rosa (tendenti al marroncino).

Disclaimer: il prodotto menzionato in questo post è stato acquistato da me, nessuno mi ha chiesto di scriverne. Il post non contiene link sponsorizzati o affiliati.

5 Comments
  • Angie
    Posted at 13:09h, 14 aprile Rispondi

    E’ il primo prodotto Kat Von D che ho in wishlist, adoro questi colori! Sinceramente non lo trovo tamarro per niente 😀

  • Valeria
    Posted at 14:25h, 14 aprile Rispondi

    Ma che cosa favolosa, una blogger palermitana come me! Quando hai fatto riferimento al modo di truccarsi nella Palermo 90’s ho riso un sacco, ho colto perfettamente quello che volevi dire XD ma solo a me Lolita non ha detto nulla visto dal vivo? Sulla mano sembrava un colore slavatissimo – o forse erano le luci di Sephora, non so. Magari dovrei provarlo sulle labbra e guardarlo a luce naturale.

  • Linda
    Posted at 20:56h, 14 aprile Rispondi

    Adoro Lolita! Il colore lo rende perfetto e mai fuori luogo anche di giorno, mentre di sera risulta molto elegante!

  • Pamela
    Posted at 11:52h, 19 aprile Rispondi

    Volevo prendere anche io Lolita per il mio compleanno, ma dal vivo proprio non mi ha convinta: swatchato sulla mano era marronissimo e ho avuto paura che sulle labbra facesse effetto “rossetto della nonna”. A te invece tira fuori una componente rosa che lo rende più portabile (anche con due passate!!).
    Alla fine io ho preso Mother e lo trovo bellissimo, anche se pensavo fosse più resistente ai pasti…

  • lenuccia
    Posted at 11:21h, 24 aprile Rispondi

    A te sta bene in entrambi i modi! Io l’ho provato ma su di me era incredibilmente marrone e orrendu… Ho preso però Mother e mi piace un sacco. Ho anche comprato il magico l’eye-liner ma non l’ho aperto e incrocio le dita.

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