Firenze Rocks, il rossetto di Robert Smith e quintali di plastica

Sono tornata da quattro giorni parecchio tosti al Firenze Rocks e non pensavo che sarei sopravvissuta per raccontarlo, eppure eccomi qui. Ho pensato di raccontarvi qualcosa anche se probabilmente non ve ne frega niente e avete skippato a pie’ pari le mie storie gracchianti su Instagram.

Firenze Rocks 2019

Questa edizione 2019 ha fatto discutere assaissimo perché tra gli headliner c’era addirittura Ed Sheeran, non esattamente il baluardo del classico rock (ma valido motivo, per me, per piazzarmi a casa di mia sorella per un numero infinito di giorni). Ecco cosa mi è rimasto impresso.

Billy Corgan è invecchiato (ma)

Il primo giorno i super headliner erano i Tool, ma dato che di musica ne capisco quanto di biologia molecolare (niente, nel caso non lo sapeste), avevo occhi e orecchie solo per gli Smashing Pumpkins. Non sono una super esperta della band, ma li ho macinati abbastanza durante la mia giovinezza, tanto che nelle chat della Preistoria usavo “Sheila” come nickname (che tamarra, dio santo). E To Sheila l’hanno fatta, gettandomi in una spirale di malinconia e consapevolezza della mia vecchiaia in cui crogiolarmi per tutto il resto della serata, passato nell’area lounge del Penny Market (un’idea geniale, quella di un mini-market dentro il festival, spero si ripeta in futuro).

E comunque sì, Billy Corgan è invecchiato, aveva il trucco nero spalmato su tutta la faccia e la fronte come quando mi strucco con il Non Ti Scordar di Me di Lush, ma la voce è sempre quella e in generale posso affermare che sia stato uno spettacolo assai bello.

Non ho foto della performance, ma in compenso ecco qui un selfie rubato a Johnny Galecki (ho dovuto googlare il nome esatto, diciamo pure Leonard di The Big Bang Theory).

Firenze Rocks 2019 Johnny Galecki

Siamo tutti dei cessi a pedali ma whatevs.

(I Tool hanno fatto una specie di capolavoro dal vivo con laser, luci e tre strumenti che sembravano venti, ma per le mie orecchie a sventola erano troppo strong e mi sono goduta il concerto spalmata davanti al Penny).

Ed Sheeran, are you serious?

A Palermo diremmo: “ma dice vero?“. Cioè: sta scherzando? Mi spiego subito: a me piace Ed. Da pochissimo, invero, circa un annetto. Però l’emisfero pop del mio cervello lo apprezza abbastanza, con la stessa regola che applico ad altri cantautori melensi: ok le canzoni soft, meno ok quelle tipo dance. Ew, quelle no. Ma dicevamo.

Da una popstar di successo MONDIALE come Ed Sheeran mi aspetto non dico l’Orchestra Sinfonica di Sanremo, non dico il quartetto d’archi da matrimonio, ma che ne so, uno messo lì con una batteria, due coriste in playback, un altro chitarrista mimetizzato con la scenografia. UNA SCENOGRAFIA. Macché.

Ed si presenta da solo, con le sue chitarre e i pedali. E fa tutto così. Si registra i pezzi che poi rimette in loop. Un po’, lo ammetto, mi ha deluso: non c’è stato uno spettacolo pop, qualcosa di grandioso o all’altezza del nome della manifestazione (Firenze Rocks, non Firenze Pedalas Basi Preregistrates) (ah-ah, faccio riderissimo e sono al pari dei commentatori trogloditi di Facebook che lo hanno massacrato nei mesi passati).

Firenze-Rocks-2019-2

Dopo questo selfie sarcastico (e dopo avermi portato del cibo), Andrea ha passato la serata altrove a domandarsi il senso del successo di Ed Sheeran (ma che ne deve capire lui? Per fortuna c’era mia sorella).

Altra delusione: il pubblico. Dato il sold-out e la pazzia generale (quel giorno il festival era INVIVIBILE, non si poteva nemmeno camminare) mi aspettavo che le minorenni in platea sapessero tutte le canzoni a menadito, e invece – complice forse l’alto tasso di genitori accompagnatori – non si sentiva un coro uniforme cantare insieme a Ed (il quale, varie volte, ha tentato degli espedienti “alla Fiorello”: voi fate ehiiii, voialtri oooohi, non vi fermate, eh eh!).

Io comunque mi sono divertita assai, ha iniziato con la mia preferita (Castle on the hill) in anticipo sulla tabella di marcia e ha finito alle 22.30, orario perfetto per andare a mangiare un kg di gelato della Gelateria de’ Medici.

Una menzione a quei pucciosissimi degli Snow Patrol che hanno suonato prima di lui: dal vivo sono decisamente meno soporiferi che su disco.

Eddie Vedder sotto la luna piena

È l’attesa di Eddie Vedder, Eddie Vedder stesso? Non credo, credo piuttosto che sia un dolore a gambe e ginocchia che non rammentavo da secoli, ma vabbè: prima di lui ha suonato Glen Hansard ed è stato bellissimo, in barba allo zotico davanti a me che mostrava palese insofferenza e mandava messaggi a fantomatici amici (secondo me a se stesso) scrivendo “non ne posso più del gruppo spalla”. (Jesus, siamo a un festival, che gruppo spalla e gruppo spalla).

Quello di Eddie Vedder è stato uno spettacolo vero e proprio. Io non sono né una conoscitrice dei Pearl Jam, ma sentivo che anche così semi-digiuna avrei apprezzato il suo concerto, e così è stato. C’era una scenografia, tanti oggetti di scena che rendevano interessante e intimo il palco, c’era una gigantesca luna piena proprio sopra Eddie e poi c’era la sua voce e le sue chitarre, che forse se cantasse l’elenco del telefono sarebbe ugualmente apprezzabile. Ah, c’era anche un quartetto d’archi che ha reso tutto ancora più bello.

Firenze Rocks 2019 Eddie Vedder

Eddie ha parlato tanto, ha interagito, ha offerto il vino.

Il pubblico era commosso, emozionato e divertito. Lo ero anche io, dall’alto della mia ignoranza.

I Cure (all’insonnia)

Lo so, questa è una malvagità da dire, ma per me e Andrea i Cure (almeno all’inizio) non sono stati esattamente il massimo dello spasso o del divertimento, specialmente perché sono dei tipi abbastanza silenziosi, salvo qualche sporadica battuta di Robert Smith. In più hanno suonato più di due ore e sembrava che dovessero essere cacciati a suon di fucili a pallettoni, ma a parte tutto ciò sono stati eccellenti, specialmente nella seconda parte dello show.

Chiaramente sui pezzi stra-noti ci siamo divertiti tutti, io ero pure convinta (non so perché) che non facessero più dal vivo Friday I’m in Love perché ne erano nauseati, ma non è così. (Anche se c’è stato un periodo, su Facebook, in cui ogni venerdì che dio mandava in gloria c’era un originalone che la postava e mi veniva voglia di farmi esplodere nell’aere, motivo per cui non la amo più e quasi speravo non la facessero).

Per il resto Robert Smith continua a sfoggiare il suo iconico look, occhi neri fino alle sopracciglia, cipriona chiara e rossetto rosso sbavato, roba che su un viso non più giovine e florido risulta un po’ disturbante ma se piace a te, Robert, chi siamo noi per criticarti? Tra l’altro scommetto che sia Russian Red di Mac, ma non ci giurerei. In ogni caso è un dio, mi inchino al suo talento e – non ditelo a nessuno – quando non mi piastro i capelli siamo praticamente uguali.

Note a margine di Firenze Rocks 2019: token, plastica e Vicks Sinex

L’organizzazione del festival direi che è stata impeccabile e pensata nei minimi dettagli: taaanti ingressi diversi per non causare ingorghi, controlli di sicurezza abbastanza approfonditi (anche se non mi spiego come abbia fatto qualcuno a portare dentro una bottiglia da due litri d’acqua col tappo, mentre a me hanno buttato via il mio amato spray Vicks all’aloe che nemmeno sapevo di avere in borsa) e una miracolosa assenza di zanzare (visto che non potevi portarti l’Autan, è proprio un miracolo).

Due cose che non mi sono andate giù, le potete intuire: l’utilizzo dei token per pagare cibo e bevande (puoi scambiare minimo 16 euro, mortacci) e l’enorme quantità di plastica sprecata. ENORME. Voi non potete immaginare. C’era Legambiente che la raccoglieva, quindi sono abbastanza sicura che sia finita tutta in buone mani riciclanti, ma era comunque una sofferenza vedere ovunque bicchieri su bicchieri e bottigliette su bottigliette.

Firenze-Rocks-2019-5

Nemmeno ai tempi delle Spice Girls mi vestivo così, sorvoliamo

Coca-Cola regalava delle mini lattine di Coca Zero (la mia salvezza) ma prima di dartela la versava in un mini bicchiere di plastica. Se compravi la birra dai ragazzi “ambulanti” (autorizzati, ovviamente) te la versavano da bottiglie di plastica (che schifo) in bicchieri di plastica. PLASTICAAAAAH. Una sofferenza totale.

Per chi non lo sapesse, no: non potevi portarti la tua borraccia. C’era la fobia del tappo, che ovviamente TUTTI nascondevano in tasca o nelle mutande o dio solo sa dove. I tappi, gli spray, le confezioni grandi di cosmetici e i powerbank erano vietati, ma tanto entravi e potevi ricomprare tutte quelle stesse cose al Penny Market (tranne i tappi, quelli no).

Credo che queste restrizioni siano ormai una prassi in questi eventi, e non intendo polemizzare per aver dovuto comprare l’acqua (e tenerla in mano SENZA TAPPO, AHHHHHHHhaH!!!1!!undici!!!), però mi andava di condividere lo stesso il mio disagio.

E di disagio mi sa che ne avete letto abbastanza, quindi potrei anche fermarmi qui.

Prendete con le pinze le scemenze che ho scritto e ditemi, c’eravate anche voi, nella calca sudata? Mi darete fuoco ora che sapete del mio guilty pleasure per Ed Sheeran? Bacini rock a voi.

Un grazie a Leo che è il miglior organizzatore/tour manager/possessore di cappellini/brother-in-law che conosca.

Grazie ad Andrea per le foto e per aver dovuto sopportare il mio lavoro per 4 giorni e Ed Sheeran per una serata.

2 Comments
  • MIMI
    Posted at 15:45h, 22 giugno Rispondi

    Ringrazi tutti tranne me, iraaaaa

    • Vanity Nerd
      Posted at 18:14h, 25 giugno Rispondi

      LOL

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