Dermorubrica Nerd: Skincare, il vostro hobby è una bugia?

Bentornati al consueto appuntamento random con la Dermorubrica Nerd del Dr. Paolo. Qui gli episodi precedenti. Il post di oggi doveva essere pubblicato diversi mesi fa, ma il blog è stato in pausa per un po’. Sorry! Buona lettura.

Qualche settimana fa passavo una piacevole serata nel Matrix, gustando un’ottima bistecca insieme al mio amico Cypher, quando improvvisamente vedo comparire un articolo nella home della mia testata giornalistica online preferita, ilpost: «I prodotti per la pelle sono una truffa?».

Lo scollegamento è brutale e riemergendo dalla mia culla amniotica decido di fare qualcosa prima che una sentinella registri l’accaduto (leggasi: mando un Telegram a Elena “dobbiamo scrivere subito un articolo!1!!1!1”).

Per chi non avesse la pazienza di avventurarsi attraverso il link, faccio un rapido riassunto: The Outline, una testata online newyorkese, ha pubblicato un articolo che sostanzialmente sostiene che i prodotti skincare siano una truffa alimentata da una malsana ansia sociale tesa ad una impossibile pelle perfetta.

Gli skincare products non farebbero altro che ingrassare le tasche delle case cosmetiche e alterare l’equilibrio perfetto che la nostra pelle ha dal Pleistocene (si veda il sottotitolo “Skin has withstood millions of years of evolution. How could we be getting it so wrong now?”).

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Tralasciando le tante facili critiche, fra cui quelle avanzabili verso ogni teoria evoluzionistica (l’autrice dell’articolo avrà mai annusato la fragranza naturale dell’homo sapiens?), l’articolo nasce a causa dell’esasperazione di certe pratiche della società americana. Se fai un uso eccessivo e smodato di qualunque prodotto per il corpo, rischi non solo di spendere inutilmente un mare di soldi, ma anche di fare danno. Un concetto così astruso da meritare un intero articolo dai toni sensazionalistici, avranno pensato a The Outline.

Lascia aperta una questione interessante: avere cura di una pelle sana ha senso?

Badate, lo skincare può essere semplicemente piacevole e un vero e proprio hobby e, probabilmente, scrivere su un blog di make-up è un ottimo modo per trovare tanta gente che la pensa così. In questo caso finché non diventa un problema, comportamentale o organico come una dermatite da contatto, nessuno potrà giudicarvi se spendete buona parte dei vostri soldi per fare qualcosa che vi piace. Ritengo utile soffermarci, semmai, sulle evidenze scientifiche o di buon senso medico dietro lo skincare.

Il dermatologo raccoglie spesso domande e richieste da parte dei pazienti sui prodotti per la cura del corpo, a volte quasi sussurrate come se si trattasse di un argomento tabù in un ambulatorio medico. Non parlarne col proprio dermatologo si rivela spesso un errore fatale, perché si finisce per farlo con l’estetista, con l’amica o con lo stimatissimo collega Dr. Google.

Non me ne vogliano a Mountain View, ma l’errore di fondo è lo stesso del sopracitato articolo, ovvero pensare che tutti abbiamo lo stesso tipo di pelle e che dobbiamo tenercelo. Siamo tutti d’accordo che la dermatite seborroica (quella che ci fa venire la forfora) sia una condizione patologica della pelle, ma vale lo stesso per la seborrea, cioè la semplice tendenza alla “pelle grassa”? E se il mio DNA è programmato per avere una secrezione sebacea abbondante, significa che non posso, anzi non devo, farci niente? Solo un professionista può darci il consiglio giusto e, così come non esistono prodotti che vadano bene per tutti, non è assolutamente vero che nessun prodotto vada bene per una pelle sana.

Un ottimo punto di partenza è appunto capire se abbiamo una pelle patologica (o fattori di rischio che potrebbero farla diventare tale) o una pelle fisiologica. A questo proposito ho trovato un articolo interessantissimo a libero accesso, in cui è stata fatta una revisione sistematica della letteratura scientifica sullo skincare infermieristico dei pazienti lungodegenti, cioè che per vari motivi sono costretti a lunghi periodi in ospedale.

Uno sforzo non da poco che ha persino prodotto un magnifico algoritmo, una sorta di guida a bivi, in grado di darci tante indicazioni utili. Parte proprio dalla nostra domanda: abbiamo la pelle sana o malata? Una pelle che è arrossata, desquama o prude viene considerata malata, così come la pelle apparentemente indenne di un diabetico, di un obeso o di chi suda in modo anomalo. La pelle malata va quindi inquadrata e ulteriormente distinta, fino all’individuazione del prodotto adeguato, ovviamente da fare insieme a un dermatologo.

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E la pelle sana? Viene fuori che certe pratiche comuni prevengano la possibilità che diventi malata:
Pulizia del corpo: meglio fare la doccia o il bagno (tiepidi!) almeno una volta al giorno utilizzando un detergente non saponato (pH 4-5). Il sapone che usavano i nostri nonni è un composto basico, che tende a seccare molto la pelle e, salvo rare eccezioni, il dermatologo lo sconsiglia.

Skincare del corpo: creme, unguenti, lozioni o altre preparazioni idratanti, in base alle nostre preferenze, vanno benissimo almeno per un paio di volte al giorno (le volte in cui ci si predeva cura dei pazienti). Aggiungo che è sempre meglio utilizzare un singolo prodotto per lavaggio e un singolo prodotto skincare per volta, per evitare inutili miscugli o dannose interazioni.

Skincare del viso: meglio lavarsi almeno una volta al giorno con acqua tiepida, senza utilizzare alcun detergente. Parliamo, ovviamente, di pelle senza una tendenza particolare o truccata. Non c’è bisogno di un dermatologo per capire che se non detergi una pelle del viso acneica ti vuoi male.

Pulizia dei capelli: totalmente in base a preferenze personali. In media si dovrebbero lavare i capelli due volte alla settimana, ma nella maggior parte dei casi lavarli tutti i giorni non fa male.

Pratiche ed essenziali norme che forse erano già nelle nostre corde. Un’ottima critica è sottolineare che si tratta di una popolazione in esame anziana e malata, la cui pelle per forza di cose tende a diventare patologica se non curata. Verissimo, ma è un po’ come per la pressione alta. Un diciottenne difficilmente soffre di ipertensione, quindi può bere dieci caffè al giorno, mangiare salatissimo e innervosirsi di continuo senza il rischio di star male? Non credo affatto. Allo stesso modo ritengo che avere una cura intelligente della nostra pelle sia fondamentale.

E così, dopo questo sfogo indinniato logorroico e divagante, torno al mio letargo cibernetico. Alla prossima anomalia!

Photo by Matt Briney on Unsplash

Photo by Matthew Kane on Unsplash

Post scritto dal Dr. Paolo e gentilmente concesso a Vanity Nerd

5 Comments
  • Silvia
    Posted at 09:46h, 25 maggio Rispondi

    TGFDP! THANK GOD FOR DR. PAOLO!!!

    • gliuppina
      Posted at 16:38h, 25 maggio Rispondi

      ahahhah <3 Thank God davvero!

  • Ilenia
    Posted at 19:29h, 27 maggio Rispondi

    Credo che in quel giornale volessero solo vendere più copie e sollevare un caso. Come si fa a fare un’affermazione del genere U_U

  • Natalia | Mindful Fineries
    Posted at 13:40h, 03 giugno Rispondi

    Sempre piacevole e interessante leggere il Dr. Paolo. MOAR!

  • Valeria O.
    Posted at 14:53h, 12 giugno Rispondi

    Una cosa curiosa che ho notato è che nel sito di -inserire nome a caso di beautyblogger strafamosa che ha aperto un vero e proprio portale- si parla spesso di prodotti di skincare con commenti tipo “mi ha risolto questo/quest’altro problema-la pelle è compatta e luminosa” e cose così. Poi magari una settimana dopo si parla bene di un fondotinta dicendo “meno male che copre le imperfezioni della mia pelle problematica”
    E lì ti fai qualche domanda: ma non li aveva risolti, i problemi? Che bisogno ha del fondo ultracoprente? Oppure ti chiedi che cosa ci farà con decine di prodotti di skincare diversi, visto che ciascuno di essi sarebbe dovuto essere risolutivo. Mah.

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